Caso Meredith: il punto dei legali di Sollecito e Knox
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Caso Meredith: il punto dei legali di Sollecito e Knox

Ieri, durante l’avvio in udienza per il caso Meredith. l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito, ha sottolineato come sia stato abbastanza facile scegliere la strada più breve e forse sbagliata per dare a tutti i costi un nome e un volto all’assassino.

Perugia non voleva pensare che uno sconosciuto, un mostro, fosse entrato in una casa e avesse ucciso una studentessa. E allora ci fu il miracolo e si scelse il movente emotivamente più tranquillizzante, quello di un festino finito male– ha puntualizzato, ricordando il clima di persecuzione che si respirava all’epoca, anche dopo la sentenza di assoluzione. “Avvocati e imputati sono stati rincorsi da una folla arrabbiata’‘ ha ribadito il legale, per passare ad un altro elemento fondamentale da accusare nella requisitoria.

Dopo soli quattro giorni dal ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, il dito dei cittadini e dei media è stato immediatamente puntato contro Sollecito e Know, identificando in loro ‘‘il simbolo della depravazione della crudeltà, anche perché Raffaele ha la faccia dell’assassino prima degli indizi e delle testimonianze”.

Sull’ipotesi del festino di cui si è a lungo vociferato, la Bongiorno ha aggiunto: “Ci si è chiesto chi vi avesse partecipato. E si pensò ad Amanda, con un cognome sexy, e venne rappresentata come disinibita, una ventenne che va a letto con tutti, astuta, con quel soprannome, Foxy. Amanda diventa protagonista di quel festino, ed è il sole che illumina gli indizi a carico di Raffaele‘.

Per quanto riguarda invece lei, l’ammaliante giovane americana, avrebbe espresso la sua intenzione di incontrare i familiari della vittima, ma a tal proposito si è espresso ieri il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca. La Knox deve fare l’imputata e questo è il momento per fare l’imputata e si fermi nelle sue dichiarazioni” ha brevemente spiegato, ribadendo come non siano emersi nuovi elementi dalla sentenza di primo grado di Perugia.

0 0 1603 10 gennaio, 2014 Senza categoria gennaio 10, 2014

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