RIO, NON È FINITA
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RIO, NON È FINITA

La Città degli Dei, favella teatro dell’eponimo film cult beneficerà di istallazioni sportive ultramoderne comme lascito d’una rassegna internazionale dei popoli con sport e giochi a fare da sfondo. I giochi olimpici in Brasile non hanno forse tratto vantaggio del mondiale di calcio del 2014 quanto si pensava ma il Brasile ha tutto sommato vinto delle scommesse che porteranno enormi vantaggi. Siamo dunque solo all’inizio…

Dopo tutte le paure legate all’insicurezza, il terrorismo, la Zika, i trasporti e le infrastrutture mai terminate (puntuale ritornello di ogni edizione tranne quando fu la volta della Cina nel 2008), il Brasile ha retto e si è raccontato nella sua interezza non senza alcuni inghippi clamorosi. L’immagine dell’acqua della piscina dei tuffi diventata verde per causa di una proliferazione d’alghe e una mancanza di prodotti chimici ha fatto il giro del mondo. Ciononostante, Rio De Janeiro si è modernizzata: nuova metro, nuovi quartieri, nuove infrastrutture, villaggio olimpico da trasformare in case popolari…

Tra le note negative, Patrick Hickey, 71 anni e capo dei Comitati Olimpici Europei è stato arrestato dalla polizia per aver rivenduto illegalmente dei biglietti. Si è ufficialmente dimesso dalle sue funzioni.

Sbaragliando la concorrenza di imprese tedesche e americane forse più poderose ma anche più care e meno estrose, due imprese italiane si sono aggiudicate le cerimonie di apertura e chiusura dei giochi, con un esito molto brasiliano: La Festa

La magia dei giochi? Un infantilismo contagioso. Alcune sportivi eccellenti non hanno perso le vecchie abitudini. Da atleti sono diventati leggenda. 

Grazie alle loro magnifiche performance sportive, abbiamo visto alcuni atleti entrare definitivamente nella storica mentre altri hanno cominciato o continuato a scrivere la loro. L’Americana Simone Biles ha sorvolato le prove di ginnastica artistica vincendo 4 titoli olimpici e una medaglia di bronzo. Con questa quadrupla vittoria tinta d’oro durante gli stessi giochi, raggiunge altre quattro ginnaste nella leggenda e ovviamente vorrà provare l’inedita quintupla a Tokyo nel 2020.

Michael Phelps e Usain Bolt fanno razzia di medaglie come se gli fosse dovuto e promettono di ritirarsi senza che nessuno ci creda veramente…

Si sapeva che il giovane sprinter canadese Andre De Grasse aveva talento da vendere. Non ci si aspettava di certo che tornasse da Rio con 3 medaglie al collo anche se un podio ai 100m o ai 200 non erano in discussione per lui…

Prosegue la maledizione italiana alla pallavolo ma con l’argento per i maschi, rimane lo sport collettivo più prestigioso del belpaese. Il Judo, la scherma come sempre, il tiro all’arco e la pallanuoto hanno contribuito nonostante le brutte sorprese di Federica Pellegrini, Vincenzo Nibali e l’assenza di Tamberi a mantenere la terra dello stivale nel top 10.

Invece, l’atleta che ha approfittato dei giochi per farsi scoprire è Penny Oleksiak. La nuotatrice di 16 anni ha vinto 4 medaglie in piscina e riceverà raffiche di chiamate da università americane di spicco entro breve.

Dato il forfait di Tamberi, il canadese Derek Drouin avrà anche messo la mano sull’oro nel salto in alto, ma la finale del salto con l’asta è stata più spettacolare. Il Brasiliano Thiago Braz Da Silva ed il Francese Renaud Lavillenie hanno infiammato lo stadio olimpico.

La ginnastica artistica è uno spettacolo, Simone Biles è uno Show!

Questa ragazzina di 145 cm è uno dei motivi per cui penso umilmente che non ci sia posto alle olimpiadi per i fratelli ricchi dello sport.

Le ginnaste e tutti coloro i quali scrivono l’atletismo con la forza del corpo, il sudore ed il dinamismo del loro cervello nonché la passione del cuore sono degli esempi di perseveranza che sputtano sangue durante 4 anni per una medaglia che forse nemmeno arriva..

L’evoluzione della specie…

Questi giochi olimpici di Rio hanno visto numerosi record olimpici e mondiali od anche nazionali cadere. Un record mitico è stato battuto a Rio: quello dell’Americano Michael Johnson su 400m che era di 43 secondi e 18. Il record era già stato issato a livelli quasi disumani 20 anni fa ad Atlanta quando migliorato dallo stesso Johnson, cadde l’allora imbattibile record di Pietro Mennea durato 17 anni…

Pertanto, 20 anni dopo, vedere l’incredibile sudafricano Wayde Van Niekerk batterlo come se fosse da solo in pista quel giorno a correre lascia basiti e fa pensaste che i limiti umani sono più lontani di quello che si riteneva, anche se al contempo non si riesce ad immaginare chi potrebbe fare meglio…

Quando in pista scende il Kenya solitamente non ce n’è per nessuno e gli altri possono solo contare sulla sorte in atletica.

Juliius Yego è caduto ma non ha perso. Questo Keniota atipico non corre. 

Prima si allontanassi su sedia a rotelle, il massiccio keniano di 175 cm era in testa e aveva ancora dei lanci da fare. La sua disciplina è il giavellotto e a causa della sua ferita si è dovuto accontentare della medaglia d’argento. Eppure partiva favorito in quanto campione del mondo. La sua particolarità? Un campione che si è avvicinato all’eccellenza allenandosi con i “tutorials” su Youtube. La cosa strana è che i Comitato Olimpico Nazionale del Kenia è stato sciolto dal governo alla fine dei giochi per mancanza di risultati, risultati che tutto sommato sono per il paese del corno d’Africa i migliori si sempre…

Dura per la Sudafricana Kaster Semenya, indiscussa campionessa sui 1500m. Continuare a vincere a man bassa e vedere le sue concorrenti rifiutare di stringerle la mano è brutto da vivere… Il suo torto? È nata in un corpo maschile ed è dunque donna comme hanno potuto confermare tutti i test medici. Già non deve riscuotere molta simpatia nel suo quotidiano poiché “intergender”. Lo sport che usava come valvola di sfogo diventa un problema, se si pensa che è condizionata dal giudizio altrui oltre ai i suoi stupefacenti risultati. Eppure in passato, erano stati accettati atleti passati da un sesso all’atro, uomini diventati donne e non risulta che siano stata ritirate le medaglie a tutte le atleti dell’ex Germania dell’Est diventate uomini in seguito e dopo lo scandalo doping che molti ricorderanno… Allora perché umiliare Semenya imponendole una cura ormonale?

Ciò che succede a Rio in piena mondovisione al campione di marcia francese Yohann Diniz mentre era davanti a tutti e precedeva il secondo di 42 secondi, candidandosi seriamente per la vittoria finale sulla distanza di 10.000 metri non fa ridere. Gli era venuto uno stimolo pressante costringendolo a riflettere su cosa fare. Lasciare la gara o continuare? Se l’è letteralmente fatta addosso davanti a tutti riuscendo anche il miracolo di portare le feci che colavano su diversi chilometri prima di arrendersi…

Uno spirito olimpico a geometria variabile

Gli Stati Uniti non dominano tanto quanto al solito nel basket maschile, ma riescono lo stesso a vincere l’oro. Stessa cosa per le donne.

Secondo la definizione del Comitato Olimpico Internationale, lo spirito olimpico “esige la mutua comprensione, lo spirito d’amicizia, di solidarietà e fair-play”. Purtroppo questa filosofia non è sempre stata presente in Brasile che si tratti degli atleti, delle istituzioni o del pubblico. Basti pensare ad esempio al judoka egiziano Islam El Shehaby che ha rifiutato di stringere la mano all’avversario israeliano Or Sasson oppure al pubblico brasiliano colpevole di aver spesso fischiato gli avversari dei propri beniamini. Che dire della Federazione Internazionale d’atletismo e la sua decisione di autorizzare che le ragazze americane della staffetta 4×100 ripetessero da sole la corsa nonostante fossero state eliminate nelle batterie?

Alcune atlete Brasiliane durante i giochi di Rio hanno espresso chiaramente quanto avevano le tasche piene di essere vittime di aggressioni razziste e altro sui Social Network e sono passate al contrattacco.

“Questa medaglia è per tutti coloro che hanno detto che dovrei essere in gabbia”, ha tuonato la judoka nera Rafaela Silva, gli occhi lucidi dopo aver vinto l’oro nella categoria dei 57 Kg…

I giochi olimpici di Rio sono quelli che fin qui hanno battuto ogni record di vendita e distribuzione di preservativi…

Nella categoria dei pesi massimi a 91Kg, 23 secondi e un solo pugno sono bastati al Nigeriano Efe Ajagba per vincere il suoi match conte Nigel Paul di Trinidad & Tobago. Per spiegarsi, il pugile Nigeriano ha detto: «Ho pensato a la grande rabbia che ho contro il governo nigeriano, l’ho racchiusa tutta in un pugno, gliel’ho sparato, l’ho steso e mi sono liberato”!»

La notizia più assurda

Senza smentita, la storia della falsa rapina a mano armata con protagonisti la star americana del nuoto Ryan Lochte e altri suoi tre compagni di squadra. Sarà interessante vederne gli sviluppi.

Questi giochi olimpici di Rio sono stati segnati dall’arrivo di nuovi paesi sulla scena olimpica e paesi abituati che hanno finalmente provato le gioie del titolo olimpico. Tra i paesi “matricola”, il Kosovo ha immediatamente conquistato l’oro grazie a Majlinda Kelmendi nel judo. Le isole Fidji alla prima apparizione si sono aggiudicate l’oro nel primo torneo di rugby della rassegna. Qui si gioca a 7 anziché 15…

I giochi olimpici hanno trovato la loro regina per i comunicatori Brasiliani. Si tratta della bella e impressionante Etiope Almaz Ayana. Il suo nome era dappertutto. Battere di 12 secondi il record dei 5000 su pista, bisogna farlo!

David Katoatau ha scelto di concludere ogni sollevamento con un balletto. Così ha battuto un record. Ma ballava per attirare l’attenzione sulla sua nazione.   Rischia la scomparsa dovuta all’innalzarsi del livello del mare… Il gesto dell’atleta di Kiribati, un piccolo stato insulare nell’Oceano Pacifico, è diventato un vero e proprio tormentone ai Giochi di Rio. Il video è diventato virale su internet.

Il Camerun in quanto a lui aveva scelto su che cosa puntare. Dopo essersi laureato la sera della cerimonia d’apertura come delegazione meglio vestita e ciò per parere del tutto ininfluente di alcune riviste, ha ritenuto che fosse sufficiente. Gli atleti sono tornati gli uni dopo gli altri e la nazione, mai pervenuta…

Si osserva un fenomeno perlomeno notevole nel nuoto ma i nostri media sembrano propendere per pensare che si tratti di un argomento tabou. È stato detto molto chiaramente: i Neri possono e sanno anche nuotare.

Da quando Simone Manuel è diventata la prima donna Nera in assoluto a vincere l’oro olimpico nel nuoto, il dibattito è aperto su una disciplina dove finora per vari motivi, i Neri non hanno brillato. Eppure si dovrebbe gioire del fatto che quelli che storicamente dominano queste discipline riconoscono il potenziale di questi atleti.

Ciò non impedisce che il dibattito circa lo strapotere sempre più netto degli atleti Neri che siano Africani, Europei, dell’Oceania, delle Americhe è uno dei più strambi di sempre.

Alcuni presunti osservatori scientifici non hanno trovato niente di meglio da dire che parlare di “vantaggio genetico”.

Lungi dal far piacere, è un nuovo tentativo di sminuire ciò che risulta da lavoro e abnegazione. Si va perfino ad insinuare che è ingiusto far correre insieme ghepardi e tartarughe.

Come se il mondo non fosse già abbastanza crudele nei confronti di una comunità razziale che ogni giorno spinge le proprie capacità fisiche ai limiti per provare che merita di esistere…

Sono loro che vediamo lungo le nostre strade come spazzini, nel mare nuotando verso la speranza, nelle nostre città, campagne e paesi correre per la sopravvivenza, nei porti come scaricatori, negli aeroporti come bagagliai, in campi e miniere nelle viscere della terra come operai da piccoli, sui cantieri come manovali. La relegazione dei Neri ai compiti manuali, fisici e muscolari è risaputa storia vecchia che persiste in un mondo ipertecnologico. Sono questi sforzi corporei che essi ripetono e estendono allo sport come quando in una squadra di calcio, prima di guadagnare tanto e ormai anche di più degli altri sono spesso loro i tuttofare, quelli che devono correre fino a toccare il ginocchio con la punta della lingua.

Impacchettate tutto questo e ritrovatelo ai giochi Olimpici come scarico di frustrazione e passerà la voglia di mancare di rispetto a questi atleti minimizzandoli come “razzialmente predisposti”

Per questo l’olimpismo è la più grande vetrina umana…

Da quando Tommie Smith e John Carlos alzarono il pugno a Città di Messico nel 1968 per attirare l’attenzione sulla sorte dei Neri negli USA, si sono prodotte tante cose che passano per l’attentato degli attivisti Palestinesi a Monaco di Baviera nel 1972, la volontà di boicottare i giochi del 1976 da parte delle Nazioni africane per la scarsa considerazione che si dava ai Neri Sudafricani mentre i bianchi dello stesso paese erano ammessi, fino alla scelta del CIO quest’anno a Rio di far partecipare ai giochi a spese dello stesso CIO in qualità di 207esima delegazione degli atleti apolidi, inesistenti nei loro paesi di origine, poiché senza diritti…

Funziona meglio dell’ONU dove trionfano inganno e brutalità.

Oggi ricorrono il 53 anni del discorso sul sogno, il più famoso di Martin Luther King Jr per l’uguaglianza. Curiosamente, la foto di Messico 1968 dove l’americano bianco rimane impassibile mentre i neri insieme a lui sul podio alzano il pugno non scatenò contro lo sportivo bianco che non diede sostegno ai compagni nel gesto, il putiferio che si è verificato sul fatto che quest’anno l’Americana Gabby Douglas non ha posato la mano sul petto al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale americano…

Questa responsabilità, l’Etiope Feyisa Lilesa l’ha presa su di sé per la messa in evidenza del problema degli arresti abusivi di attivisti nel suo paese nel momento in cui vinceva la sua medaglia d’argento, al termine della maratona, ultima prova della rassegna. Ha tagliato il traguardo le braccia incrociate protese verso avanti, cosa che ha spiegato più tardi ai giornalisti. A causa del suo gesto, ormai rischia la morte.

Ha gettato un sassolino nello stagno senza voler rovinare la festa a nessuno.

Festa bagnata? Festa fortunata. L’interminable ultima notte di Rio ha rimesso in primo piano il popolamento del Brasile, gli autoctoni Guaranì ed i ricordi funestati da lutti e genocidi, nostalgia di ciò che siamo stati, europei conquistatori e Africani deportati rigenerati da religioni come il Candomblé…

La tribuna ha rivisto il presidente del Comitato Internazionale Olimpico Bach, precedere con un discorso lusinghiere nei confronti del Brasile, l’inno olimpico che sotto la pioggia tanto reale quanto artificiale ha dato risalto al primo ministro giapponese venuto in persona a ricevere la torcia e significare ciò che vuole dire per il suo paese, riprendere l’organizzazione del più grande raduno umano dopo l’esperienza del 1964. Ha detto grazie per 3 motivi: il sostegno delle popolazioni giapponesi per il loro coraggio dopo il disastro di Fukushima nel 2011, grazie per voler ancora organizzare i giochi dopo il 1964 e grazie per i fantastici giochi di Rio.

Il presidente ad interim del Brasile ha rifatto il suo show trilingue. Secondo le sue parole, l’autostima del Brasiliano è cresciuta. I Brasiliani hanno ottenuto la medaglia d’oro come pubblico di tutti…

27 record mondiali e 91 record olimpici sono stati battuti. Ancora una volta la gioia di vivere ha celebrato la diversità che è il nostro più grande arricchimento.

I giochi sono finiti?

No! Le paralimpiadi di Rio stanno per cominciare. Dal 7 settembre connettiamoci e non le facciamo mancare la nostra attenzione…

Siamo a Rio?

Allora carnevale!

Riecco il medagliere

http://www.internazionale.it/notizie/2016/08/22/rio-2016-medagliere-finale

0 0 509 28 agosto, 2016 Sport agosto 28, 2016

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