OLYMPIA
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Il Brasile ha inaugurato i giochi destinati a cementare la sua poderosa salita sulla scena mondiale al rango dell’élite che conta nelle relazioni internazionali.

La cerimonia grandiosa e rocambolesca come ci si poteva ben aspettare ha sedotto tutti, sorprendendo più di uno, compreso chi sembrava aver capito tutto per permettersi di svelarne in anticipo le sequenze. Tanti avevano sbirciato o partecipato alle ripetizioni.

La terra del legno di Pernambuco conosciuto anche come legno-brasile o Pau-Brasil dal quale trae il nome prima di trasferirlo sul paese che conosciamo si è raccontata al mondo usando coreografia, tecnologia, fantasia, creatività e passione cominciando come per il mondiale di calcio dal suo popolamento frutto dello spopolamento delle tribù locali, lo sradicamento degli Africani “importati” di forza, il tutto sotto la regia dell’europeo, invasore senza invito, padrone anche quando i mercanti Libanesi, e Siriani lo raggiungono alla stregua dei giapponesi che hanno formato a São Paulo la seconda città al mondo per numero di giapponesi, fuori dal Giappone.

Checché ne vogliano dire i Tedeschi che incensano Lilenthal e sebbene la comunità scientifica abbia registrato il nome di Louis Blériot come primo aviatore brevettato, i Brasiliani sono fieri di ricordare al mondo che il primo pilota-aviatore della storia è e rimane Alberto Santos Dumont, Brasiliano di padre Francese e madre Portoghese. Sempre a lui dobbiamo il primo orologio da polso.

Una rappresentazione delle sue prodezze ha sorvolato lo stadio venerdì scorso durante la cerimonia che come da previsione era un gigantesco Carnevale di Rio fuori stagione.

A parte il défilé pittoresco di tutti gli atleti del pianeta abbiamo la conferma che a seconda dell’entità che raduna, delle “nazioni” possono nascere o differenziarsi dal significato politico che noi le attribuiamo solitamente, il tempo dell’affermarsi e della ricerca di un prestigio singolare che transita per una medaglia.

Siamo abituati a vedere alcuni atleti rappresentare un paese, poi un altro diverso nel corso delle partecipazioni come chi francese ieri è monegasco oggi. Si sono viste più “Cine”. Hong-Kong è tornata alla Cina con concessione della corona britannica ma non per il Comitato Olimpico che celebra tanto le identità quanto i miscugli. Un atleta della Guinea equatoriale, prima francese è ridiventato guineano, poiché finalmente il suo Paese si assume la responsabilità di sostenere senza risparmiarsi i suoi atleti. Il petrolio è capace anche di questo…

L’Uzbeka Chusovitina, plurimedagliata olimpica, ex sovietica, poi Tedesca è presente a 41 anni ed è di nuovo Uzbeka.

I più tecnicamente variabili sono i britannici che possono dispiegarsi come Scozia, Inghilterra, Irlanda ecc… e abbandonare l’Unione Europea sentendosi Regno-Unito, senza che lo scozzese si unisca alla scelta di disunione degli Inglesi.

Il porta-stendardo del Kenya è Indiana e assolutamente autoctona come numerosi discendenti d’Indiani sulla costa orientale dell’Africa.

L’Austria ha affidato la sua bandiera ad una sua cittadina di origine coreana.

Dei paesi che non esistono più o che non esistono ancora sono integrati allo spirito olimpico che si conferma decisamente più elastico in quanto all’interpretazione della democrazia e del diritto dei popoli a disporre di sé stessi, come il diritto che hanno gli umani di scegliere di appartenere al mondo senza la ristrettezza di uno Stato. I “No Border” avrebbero ragione.

La Somalia, la Libia, la Syria, possono non significare tanto per l’attuale carta politica del mondo, ma erano ben presenti e da lontano gli atleti resistono alla guerra nel loro paese come i rappresentanti dell’Iraq tengono alti i colori di una nazione martoriata sopratutto per colpa d’altri.

A vedere i Venezuelani molto in allegria, non si sarebbe detto che il loro paese sta attraversando una crisi economica senza precedente, peggio della Grecia o dell’Argentina del 2001.

Per non generare confusione con il territorio greco chiamato macedonia, si è fatto riapparire il nome della Yugoslavia e lo spettro della guerra che ha diviso. potrebbe far arrabbiare alcuni a Rio. Bisognava trovare il mezzo per istruire i Brasiliani generalmente poco attenti alla geografia. Allora si è detto “La Macedonia ex repubblica di Yugoslavia”… 

I sammarinesi con 4 atleti non sono i meno numerosi. Alcuni paesi hanno presentato due atleti od anche solo uno. L’importante è partecipare e sopratutto dare segno di esistenza. Lo spirito olimpico è proprio questo.

Per ironizzare, si dice che l’espressione “forma olimpica” significhi essere in forma 20 giorni ogni 4 anni e allora alcuni offrono la propria forma ogni 4 anni ad un paese diverso, così come molti paesi a forte potenziale economico sono delle vere e proprie multinazionali del talento.

La Turchia ha non solo la sua cubana che ha già partecipato per Cuba, ma sopratutto il suo Keniano. Cuba in passato ha già prestato una atleta al Sudan.

La pace si è imposta tra i due Sudan, schierati come alfabeto comanda l’uno dietro l’altro.

Gli italiani sono rimasti sorpresi di vedere lo Yemen sfilare prima del bel paese. Tanti non si sono semplicemente ricordati che comme nella loro stessa lingua l’Italiano, nemmeno in Portoghese esiste la “i” in più di provenienza greca, detta ipsilon (I greca per l’appunto che si scrive Y). Solo che l’Italiano occasionalmente la prende in prestito ma non il Portoghese o i Brasiliani.

Lo stesso alfabeto lusitano inverte le posizioni delle lettere T e S. Si spiega dunque perché il Timor Leste ha sfilato prima dello Sri Lanka ad esempio…

La spartizione coloniale e imperalista ha ancora potere su alcuni paesi i cui cittadini si vedono da un lato definiti tramite un impero e dall’altro con l’ausilio di un altro ancora.

Gli abitanti delle Isole Vergini si presentano come “Isole Vergini Britanniche” e “Isole Vergini Americane”. Ovviamente, nel loro quotidiano hanno o passaporto britannico o passaporto americano ma per l’olimpismo sono nazioni autonome.

I Samoa erano pertanto seguiti dagli “American Samoa” che per segnare il loro passaggio hanno fatto portabandiera un lottatore monumentale unto, tutti i muscoli protesi e ben in vista.

Paesi africani come la Mauritania, L’Etiopia, la Tanzania, l’Angola, la Repubblica Sudafricana, lo Swaziland, il Malawi, il controverso Zimbabwe, il Mozambico, Capo Verde, lo Zambia o il Kenya hanno fatto mostra di una multietnicità e una multiracialità che tanti ignorano.

Gli Europei si sono sicuramente sentiti piccoli e ridicoli per passare il grosso del loro tempo ultimamente tra scimmiottare l’ostilità nei confronti del migrante e la voglia di rendere spettacolare quando si tratta dello sport, la loro multiculturalità balbuziente.

Era uno scoop abbastanza riuscito per il Kenya, prevedibile paese di mezzofondisti, quello di presentare come portabandiera un pugile.

Pugile come il Camerun i cui atleti hanno sfilato dietro il tricolore Verde-Rosso-Giallo che sbandierava il diciottenne Wilfried Seyi…

Personalmente non ho capito la polemica nata in Camerun e sui social media circa il costume assolutamente maestoso con il quale gli atleti del paese dei leoni indomabili si sono distinti tanto da essere indicati da riviste come Essence quale nazione meglio vestita della serata. Eppure vanno in giro da qualche anno ormai gli atleti Camerunesi nella tenuta dei Re dei “Grassfields”, regione ad ovest del paese. Peccato che tra i cittadini si perda tempo a discutere sul perché un dettaglio tipico di una regione debba fungere da costume nazionale. Un paese è capace di tenere lo stesso presidente per 34 anni con tutte le giustificazioni ma sembrare non tollerare che i suoi atleti lo rappresentino con un costume tipico solo di alcune popolazioni.

Geniale il modo in cui alcuni atleti del Ghana hanno creato sensazione. Fatto apposta? Erano gli unici tra tanti telefonini Android adattati ai selfie ad usare l’ormai antica macchinetta fotografica. Lo show Buzz!

Tanto impressionante la presenza di Oscar, Oscar Schmidt, o Oscar Schmidt Becerra, miglior marcatore delle storia del basket con 49703 punti poiché ha giocato fino a 45 anni… Il record rimane ufficioso. Forse perché à bianco?

Le 23 scuole di Samba che fungono da supporto-sfondo al carnevale di Rio hanno dovuto contro tradizione per una sera ripetere il carnevale e il meno che cui ci si poteva attendere era che culminasse con una canzone di Gilberto Gil. L’ex ministro della cultura stesso è apparso sul palco ad un certo punto, di molto preceduto da “mas que nada”, famosissima canzone di Sergio Mendes, solo che, la esegue Jorge Ben. Onore dovuto: la canzone è sua. Era accompagnato da Elsa Soares, mitica seconda consorte di Garrincha, che come Pelé, suo compagno di squadra non ha bisogno di presentazioni.

E O Rey? Bluffatore, complice nel bluffare Tutti? I ben informati sapevano che sarebbe stato lui ad accendere la Fiamma Olimpica destinata ad rimanere viva per l’intera durata dei giochi. La leggenda ha dovuto rinunciare per problemi di salute. 

Chi invece accende la fiamma à Vanderlei De Lima. Aspetta. Allora chi è?

Il 23 agosto 2004, ai giochi olimpici di Atene, Vanderlei De Lima era ad un passo dal diventare il primo Brasiliano a vincere l’oro nella maratona quando al trentacinquesimo chilometro, mentre era in testa e in fuga, venne aggredito da Cornelius Horan, recidivo prete irlandese. Uno spettatore aiuta De Lima a liberarsi dallo psicopatico ma troppo tardi. Altri 2 corridori gli rubano la scena costringendolo ad accontentassi del terzo posto. Poiché i Brasiliani ritengono sempre che avrebbe vinto la corsa, lo hanno premiato con la torchia laddove ci aspettavamo di vedere Pelé.

A passargli il testimone è stato l’ex numero 1 del tennis mondiale, il Brasiliano Kuerten, ed i malpensanti dicono che si sia trattato di una mossa per far vedere al mondo che molto dopo la fine della sua carriera i Brasiliani hanno finalmente imparato a dire il suo nome come nel suo paese d’origine: Kürten.

Se a soli 13 anni la più giovane dei giochi è la nuotatrice Nepalese Singh, Kip Keino ha ricevuto la pergamena della prima laurea olimpica per l’impegno filantropico. L’attuale presidente del Comitato Olimpico del Kenya aveva sbalordito tutti ai giochi olimpici di Messico 68 vincendo l’oro nei 1500 metri, prima di ripetersi a Monaco 1972. È da tempo diventato un emblema del movimento olimpico. L’uomo di 76 anni è arrivato correndo, prima di salire sul palco per il ritiro del premio. Ha rilasciato un discorso strozzato dalla gola secca. Il fluido destinato ad accompagnare la sua saliva gli è uscito dagli occhi. L’emozione. Quel Uomo ama e rispetta lo sport con il quale sta facendo crescere il suo paese.

Michel Temer il Presidente ad interim del Brasile gli succede sul palco degli intervenenti. Segna sicuramente un precedente nella storia dei giochi. Un discorso forte che traduce da solo in altre due lingue. Certamente un modo per portarsi lussuosamente candidato alla successione di Dilma Roussef, messa da parte dal parlamento che ha votato per la sua sospensione a causa del caso Lula ex presidente socialista sul quale ci sono pesanti sospetti di corruzione in merito alla vicenda PETROBRAS. I più malfidati ci vedono la mano dell’imperialismo yankee, poiché l’illetterato Lula ha issato il suo paese al rango dei potenti del mondo con una politica sociale per certi versi vincente. Non è dunque sorprendente che ce l’abbiano con lui e la sua protetta Dilma.

Tornando ai paesi che si sospingono per occupare le zone della scena che conta, notiamo che i maggiori eventi sportivi del pianeta da 2008 sono un gioco di squadra del blocco detto BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che si sostengono nel voto e per la Russia come per il Brasile, i Giochi Olimpici dovrebbero seguire i Mondiali. Il Brasile ha dunque certamente pesato per la riammissione della Squadra Russa a questi giochi. Si sospetta che man mano che i giochi andranno avanti, altri atleti Russi inizialmente esclusi per doping raggiungeranno Rio. Si delinea sempre meglio questa opposizione all’imperialismo occidentale che vuole controllare tutto, compreso lo sport.

Sono comunque avvertiti. Per il COI, il pianeta ha diritto a più considerazione ed i popoli all’autoaffermazione. Per questo motivo, ancora una volta, la Palestina è stata ammessa come paese che merita la sua indipendenza con gli stessi onori riservati agli altri. Il passaggio dei suoi atleti è stato ossequiato da una rumorosa ovazione: La Palestina!

Naturalmente il Gran Finale tocca al paese organizzatore ed il Brasile ha fatto figura faraonica. Contro ogni attesa anche dei ben informati della vigilia, i cinque cerchi olimpici sono stati rivestiti della messa in guardia ecologica sulla preservazione del pianeta. Il pubblico ha potuto ammirare 5 cerchi monocolore: Verde!

Il Brasile, per rinforzare questa scelta ha fatto sì che ogni delegazione portasse i semi d’un albero raro. Il quinto paese geograficamente più grande al mondo avrà dunque sui suoi 8 milioni di chilometri quadri 207 nuove specie per 207 paesi.

Io preferisco l’albero magico creato dalla preparazione a questi giochi.

Sono 11 e formano il sesto cerchio dell’olimpismo. Su 40 atleti che hanno dovuto scappare dalla propria terra chi su una nave, chi a piedi, in seguito a persecuzioni, a causa della guerra, della fame o della tortura, 11 sono stati selezionati e appositamente allenati per formare la squadra del Comitato Olimpico Internazionale, una squadra di apolidi, nella quale militano atleti che nonostante tutto vogliono rendere omaggio al paese d’origine dal quale sono dovuti fuggire. Qualunque cosa accada, hanno già vinto. Sono la faccia fascinosa della passione per lo sport, il vero viso dello spirito olimpico, visto per andare dappertutto: questa sarà la mia squadra!

I giochi sono iniziati e alcune medaglie già vinte…

0 0 176 08 agosto, 2016 Sport agosto 8, 2016

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