Mondiali  2014, I primi verdetti amari
Pubblicato da

Mondiali 2014, I primi verdetti amari

Siamo giovedì, quinto giorno della settimana. Non vi sbagliate. Per la lunga tradizione cristiana in Brasile la settimana inizia Domenica e il linguaggio corrente attribuisce nomi ordinali ai giorni a seguire. In questa settima giornata di competizione i cristiani del paese celebravano il “corpus Cristi”.

Tutto può essere vero o semplicemente ludico intorno ad una Coppa del Mondo organizzata in Brasile. Non si sa esattamente se è vero che Maradona ha riconosciuto Pelé come miglior giocatore di sempre ma il Pibe de Oro è molto presente nelle pubblicità in un paese dove tutto sommato è molto amato e la sua immagine miete discreti introiti.

Una cosa che certamente non dispiacerà è la serietà che il Brasile mette nella presentazione delle Nazioni attraverso immagini referenziali e la nobiltà degli Inni Nazionali. Prima di ogni Partita, una versione tradotta degli inni delle squadre in campo viene offerta in sovraimpressione ai telespettatori durante l’esecuzione.

Dopo Neymar 2 giorni fa, l’Ivoriano Serey Die si è sciolto in lacrime oggi mentre cantava l’inno del suo paese. Forse tutto questo patriottismo sensazionale fa bene all’immagine claudicante d’uno sport sempre più corrotto. Rimane tuttavia la tristezza del fatto che di fronte a tanta cura da parte degli organizzatori nessun minuto di silenzio sia mai stato previsto in memoria di quanti sono caduti per la preparazione dell’evento. In Brasile e non solo per la costruzione degli stadi, vi sono stadi più morti del solito.

Non vinceranno certamente la palma d’oro dei più spiritosi i due piloti di « delta Airlines » compagnia statunitense di spicco i quali non hanno trovato niente di meglio che pubblicare un Tweet di buon auspicio prima della partita Ghana-USA dove figurava la Statua Della Libertà per gli USA e una Giraffa per l’ex Costa D’Oro. Gli è andata male. Non solo non è di buon costume umanamente parlando mai il Ghana non è famoso per la sua popolazione di giraffe ne tanto meno per aver il grande erbivore come simbolo nazionale, cosa vera per il Leone in Camerun, ma in realtà la foto era tratta da un manifesto pubblicitario vantando le bellezze turistiche del Kenya. Le loro scuse non cancellano la figuraccia. Allo stesso modo, gli Indios del Brasile non sono fieri della decisione di tralasciare la simbologia che riversano nel giaguaro optando per un parrocchetto come simbolo del paese e dei giochi.

Gli Australiani non hanno mai avuto problemi a presentarsi come paese dei Canguri. Da oro, l’inconsueto è all’ordine del giorno. La nazione rappresentativa Oceanica si distingue come la prima a fare le valigie e salutare la competizione nonostante l’eccellente prova contro l’Olanda. Cahill, punta di diamante della selezione australiana, autore del primo gol della partita, forse il più bel gol visto finora non avrebbe comunque disputato il terzo incontro per somma di cartellini gialli. L’altalenante confronto tra Australia e Olanda è una delizia per gli appassionati di calcio.

 

 

 

L’Olanda subisce inizialmente la partita, pagando forse il prezzo della prestazione superlativa contro la Spagna, in cui traspariva la voglia di punire gli Iberici colpevoli di avergli sottratto un titolo mondiale ponendo fine a una serie di quasi 2 anni senza pareggi né sconfitte. Un eccesso d’altruismo costa all’Australia il suo potenziale terzo gol e genera la rete che fissa il risultato sul definitivo 3-2 per l’Olanda. Alla fine la spunta chi ha il bagaglio tecnico maggiore e applica la tattica con più disciplina.

Il meno che si possa dire degli arbitri è che hanno il fischietto facile sopratutto in area di rigore. Usano egregiamente la complicità delle tecnologia che gli è stata messa a disposizione. Cercare d’ingannare l’arbitro per poi alzare le mani in segno d’innocenza può costare caro al furbetto e penalizzare la sua squadra.

ll paese ospitante si fa autonomamente arbitro informale e sottopone gli altri alla dittatura del pubblico di casa. La Spagna lo ha scoperto alla proprie spese. Non solo la partita Spagna Vs Cile metteva una potenza coloniale di fronte alla sua ex colonia schierando il pubblico per simpatia dalla parte di quest’ultima, ma oltretutto non corre buon sangue tra Brasiliani a Spagnoli. Per causa di rapporti diplomatici non proprio idilliaci, gli Spagnoli sono gli unici cittadini dell’Unione Europea ad ottenere un visto Turistico per non più di 1 mese. È la conseguenza di misure di ritorsione prese dalle autorità Brasiliane a seguito di maltrattamenti documentati che avrebbero avuto per vittime cittadini Brasiliani in spagna. Tutti ieri tifavano Cile.

Povero Diego Costa, titolare nella squadra di Spagna che fino a solo qualche mese fa era Brasiliano. Giocare e subire l’umiliazione dei suoi nel suo paese d’origine non deve essere stato facile. Fischiato durante tutto il match, esce tra sfottò e insulti come il collettivo iberico lascia la competizione la coda tra le zampe con 7 gol presi e uno solo segnato, peraltro a seguito d’un rigore discutibile.

La Spagna incamera la maledizione dei Campioni del Mondo dell’Europa Latina dopo la Francia nel 2002 e l’Italia nel 2010. Sanchez conosce bene la Spagna e  da giocatore del Barça quale è, egli conferma il dente avvelenato che ha contro i Madrileni. Così si potrebbe interpretare l’occhiata che gli rivolge Iker Casillas, portiere capitano  dei Merengues e delle « Furie Rosse » di Spagna. Sembrava dirgli dopo il secondo gol “ora stai abusando un po’ delle nostre debolezze caro…”

L’altro record infelice è che mai si era registrata una sconfitta del  campione uscente alla sua prima discesa in campo con 5 gol presi. “Que Viva España!» ”? Si ma a casa. Mondiale finito in mezzo agli “olé” che osannano i suoi avversari. Chi non troverà il sonno è il C.T. del Bosque il cui destino è di finire in pasto alla critica, la quale dimenticherà i due titoli Europei ed il Mondiale vinti tutto di seguito. Ingrata frenesia del calcio moderno che accetta solo vittorie.

Il quadro elegante d’un ristorante sulla spiaggia di Bahia che riceveva aficionado di tutte le cittadinanze numerosi quanto il pubblico di uno stadio non ha celato la difficoltà a seguire una partita accompagnati da scommettitori. Questa comunità di fan transnazionali rende ormai poco riconoscibili le logiche del supporter classico. Le scommesse “online” falsificano tutti gli ideali. Lo scommettitore, per tutte le assurdità sulle quali gli si propone di puntare soldi è capace di far saltare gli equilibri e remare contro corrente al punto di gioire contro la squadra per la quale ci si aspetterebbe che sui entusiasmasse. A questo ritmo, in futuro la FIFA avrà difficoltà a farsi crollare di dosso i sospetti sulla combinazione delle partite. Ciò è diventato molto palese con questo Mondiale che le voci danno per arrangiato in precedenza dalle necessità di business. Saremmo dunque semplici spettatori inconsapevoli d’uno sport cugino del Wrestling.

Tra l’Africa e il Brasile esiste come une relazione di continuità storica che giustifica la passione che qui traspare per le squadre africane.  La Nigeria, la Costa D’Avorio, il Ghana e sopratutto il Camerun hanno talmente buona fama da queste parti che pare che i Brasiliani soffrono quando giocano male o perdono.

Con i molteplici gesti tecnici che ci ha regalato, qui la stampa dà la partita Colombia-Costa D’Avorio come la più eccitante dall’inizio dei giochi, almeno nella sua prima mezz’ora. L’esito dell’incontro è stato sfavorevole per i compagni di Drogba che partiva dalla panchina.  Disorientati dallo scaltro Cuadrado che propizia i gol di James e Quintero, si presenteranno alla prossima partita per somma di ammonizioni senza il centrale di difesa Zokora. Non per questo rimpiangeranno la sua lentezza. Potrà essere prontamente sostituto da Kolo Touré

Drogba fa il suo ingresso dopo il secondo gol preso dai suoi e per la leggerezza di Bamba che nonostante il pressing degli avversari si rischia in un dribbling che rimette in evidenza la tipica e futile amnesia degli Africani quando si esaltano. Il gol che ne consegue è un suicidio. Quello di Gervinho che illumina lo stadio con una azione personale inebriante non basterà per evitare di dover giocare il tutto per tutto in 90 minuti. L’esperienza del centrale Colombiano Yepez salva la casa e propulsa la sua nazionale agli ottavi.

Un’altra rivelazione di questi Mondiali è che l’umano è capace di miracoli. Il numero di attaccanti che riescono a sbagliare un gol a porta spalancata o a tu per tu con il portiere è semplicemente allucinante. Ciò non ha impedito a Suarez di mettere in atto la sua astuzia sornione per punire l’Inghilterra dove gioca in club con due realizzazioni che la rimandano a casa. Rooney si ricorda di essere approdato ai Mondiali e segna il momentaneo 1-1.

Cavani più assist-man che Matador oggi ha giusto il tempo di accorgersi del presenza dello Svedese Ibrahimovich suo compagno d’attacco al Paris Saint Germain nelle tribune prima di schizzare all’indietro un pallone su una ripartenza del portiere permettendo al buon Suarez di darci il terzo tocco, quello vincente che significa passaggio del turno per l’Uruguay. Il primo piano su Ibrahimovich suggerisce ciò che certamente manca a questi Mondiali: l’assoluto fair-play di Scandinavi e Celtici. Di fatto, per un fan, nonostante l’assenza dell’Irlanda, riuscire a farsi una foto con un Irlandese in giro con la maglia di George Best è una consolazione inestimabile.

Il Giappone si è dimostrato intraprendente quanto lo fu alla prima partita. La Grecia gioca duro per contrastare i tocchetti delicati dei Nipponici e la velocità elettronica che hanno nelle gambe. L’espulsione del Capitano della Grecia Katsouranis per 2 gialli consecutivi nel corso del primo tempo trasforma la partita in una allegra discesa per i giocatori dell’Impero del Sol levante che esagerano con il possesso palla e lo portano a 70%. Una dominazione inconcludente che non può evitare il terzo 0-0 dei Campionati. La persistenza nel gioco Giapponese si traduce in incapacità. La Grecia gestisce bene il suo pareggio in 10 per puntare tutto sull’ultima partita della fase a girone.

Al Giappone manca certamente un attaccante di spessore in grado di fare la differenza. Honda non è un motore sufficiente. Nel girone, a parte la Colombia saldamente in testa, Tutto è ancora possibile per le restanti tre.

Nel caso del Camerun, terzo illustre eliminato il cui nome è stato menzionato spesso da commentatori e pubblico brasiliani per simpatia, rispetto e timore visto che fa parte del girone dei padroni di casa, ha solo deluso tutte le attese offrendo la sua peggior prestazione di sempre. Le immagini di Song che colpisce alle spalle un avversario con il gomito o di Moukandjo e Assou-Ekotto compagni si squadra che si azzuffano non servono alla missione educativa della FIFA per coltivare la passione del gioco più bello del Mondo con immagini che entrano nelle case di tutti i bambini del pianeta. Il Camerun non è semplicemente mai arrivato in Brasile e i 4 gol presi ieri raccontano che in campo c’era una squadra sola, la Croazia che ringrazierà Eto’o seduto in panchina per tutta la partita. Rimane incomprensibile la schiacciante popolarità di un paese che dal 1990 in Italia, cioè dai tempi del leggendario Roger Milla non ha mai più vinto una singola partita ai Mondiali. Sono passati 24 anni e con 7 partecipazioni, un’altra squadra avrebbe destato antipatia. Ma il Camerun no. Chissà perché?

0 0 733 20 giugno, 2014 Calcio, Sport giugno 20, 2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

ADS

DOMINI

CERCA SUL SITO

Spot