Pillola  anti Zika
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Pillola  anti Zika

Prendendo spunto da un articolo comparso sulle colonne dell’autorevolissimo “Le Figaro”  questa pubblicazione ha per scopo di edificare i nostri lettori sulla minaccia balzata alle cronache ultimamente ma forse non ancora fronteggiata con tutta la serietà che richiede il caso.

Circa 80% delle persone infette dal virus Zika non palesano alcun sintomo. Ecco cosa ha raccolto in proposito la nostra ricerca.

Ufficialmente per il mondo scientifico, il virus trae il nome da una foresta ugandese dove si ritiene che sia stato identificato per la prima volta nel 1947 su un macaco rhésus, poi successivamente sulle zanzare Aedes Africanus. Una scoperta fortuita fatta nell’ambito d’una rete di sorveglianza della febbre gialla. Si fa risalire al 1954 in Nigeria la prima infezione conosciuta.

Nel corso del mezzo secolo successivo alla scoperta del virus Zika, e cioè fino allo scorso mese di gennaio, solo 14 casi di infezione umana hanno trovato spazio nella letteratura medica.  Fino alla prima vera epidemia di netta rilevanza, descritta nel 2007 sull’isola di Yap (Stati federati della Micronesia nel pacifico), gli studi sierologici ipotizzavano che il Virus avesse infettato oltre 73% degli abitanti con età maggiore a 3 anni, ma la maggioranza delle infezioni è rimasta asintomatica. Tra il 2013 e il 2014, 28.000 casi sono stati scoperti nella Polinesia francese. Ciò equivale a 11% della popolazione, senza contare i casi asintomatici. Un’epidemia venne in seguito dichiarata in Nuova Caledonia dove il visus continua a circolare…

La scienza non esclude che altre epidemie possano essere passate inosservate o possano essere state taciute (sospettiamo noi). In effetti, rianalizzando dei campioni sanguini prelevati nel 2007 durante una endemia di Dengue e di Chikungunya, dei ricercatori dell’Istituto di ricerca per lo sviluppo di Montpellier in Francia e del Centro internazionale di ricerche mediche di Franceville nel Gabon constatarono che i pazienti erano stati contagiati dal virus Zika “con la stessa frequenza che contraddistingue i virus di Dengue o Chikungunya”, sebbene solo queste ultime due diagnosi fossero state eseguite.

Cosa Giustifica dunque che il virus Zika sia così poco studiato?

La base di dati PubMed, che racchiude la quasi totalità dei lavori pubblicati nelle riviste scientifiche, contiene appena 234 pubblicazioni sul virus Zika dal 1952. Ci vuole di più per destare interesse. Tutto nasce dal fatto che fino al 2007 i casi umani identificati erano troppo pochi e sommato a questo, il virus è stato per diverso tempo considerato come benigno per l’uomo. Pensate che nel 1956, un ricercatore non esitò a sperimentarlo infettando un volontario per meglio studiare gli effetti.

Sebbene non vi sia assoluta chiarezza sull’origine dell’agente patogeno, e considerando che si è propagato “in maniera esplosiva” sul continente americano, finendo per rendere plausibile la stima di 3 a 4 milioni di contaminazioni solo nel 2016, sfruttando i flussi migratori, è probabile che il problema di un virus apparentemente innocuo che tuttora nei focolari a lui indigeni circola senza incutere grosse preoccupazioni né il più delle volte produrre sintomi evidenti sia oltre alle migrazioni, la possibilità di mutazione che offrono gli ambienti e territori d’approdo. Altra questione è la possibile manipolazione scientifica… Tanto per cambiare… Intanto, da questa sera è libero di rinunciare a partecipare alle olimpiadi che dal 5 al 21 agosto 2016 si terranno a Rio de Janeiro ogni atleta preoccupato per la sua salute a causa del virus Zika.

0 0 469 09 febbraio, 2016 Salute febbraio 9, 2016

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