A Torino primo passo per l’uso di farmaci a base di cannabis
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A Torino primo passo per l’uso di farmaci a base di cannabis

Il 13 gennaio, il Consiglio comunale di Torino ha approvato due Ordini del Giorno per la liberalizzazione dell’uso della marijuana sia a fini terapeutici sia ricreativi, invitando la Regione Piemonte a concedere l’utilizzo di farmaci a base di cannabinolo e sollecitando, nel contempo, il Ministero ad autorizzare la produzione degli stessi farmaci, sia su base naturale, sia su base sintetica.
In Italia già dal 2007 esiste una tabella ministeriale che consente la prescrizione con ricetta medica di diversi derivati della cannabis dalle riconosciute proprietà terapeutiche, ma dato che non esistono protocolli attuativi regionali per i pazienti accedere ai farmaci è piuttosto complicato.

Comunque le iniziative in questo senso si vanno moltiplicando in tutta Italia (si veda l’eccellente campagna dell’Associazione Luca Coscioni ‎e quella di “Piantiamola“) e quanto all’uso terapeutico del cannabinoide, le ricerche confermano il suo potere curativo su molte patologie, una su tutte la Sclerosi Multipla.
I ricercatori della Tel Aviv University hanno scoperto che alcuni composti, presenti nella pianta di cannabis, potrebbero combattere e impedire l’infiammazione cerebrale e nel midollo spinale collegata alla sclerosi multipla (altri studi condotti a Los Angeles hanno riguardato l’azione chemioterapica di una serie di elementi presenti nella cannabis e della loro capacità di uccidere le cellule malate, proteggendo quelle sane).

Come è noto, la sclerosi multipla è una malattia infiammatoria in cui il sistema immunitario attacca il sistema nervoso. E’ dimostrato come il cannabidiolo (CBD), un metabolita presente nella cannabis, sia in grado di trattare i sintomi di malattie simili alla sclerosi multipla, impedendo alle cellule immunitarie di trasformarsi e attaccare le cellule nervose nel midollo spinale.
I ricercatori israeliano hanno cercato di comprendere se le note proprietà antinfiammatorie di CBD e THC (tetraidrocannabinolo), un altro composto abbondantemente presente nella cannabis, potevano essere applicate anche alle infiammazioni associate alla malattia della sclerosi multipla.
I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Pharmacology Neuroimmune, mostrano che le cellule immunitarie implicate nel danneggiamento specifico del cervello e del midollo spinale, sia che venissero trattate con il cannabidiolo che con il tetraidrocannabinolo, producono un quantitativo inferiore di molecole infiammatorie, in particolare quella chiamata interleuchina 17 (o IL-17), in grado di raggiungere e danneggiare il cervello e il midollo spinale.

Gli esseri umani conoscono la cannabis fin dal Neolitico. Da allora ad oggi, questa pianta ha avuto una grande varietà di utilizzi, incluso quello terapeutico legato alle sue proprietà analgesiche, sedative e miorilassanti.
Nata in Asia Centrale, la cannabis è utilizzata per scopi medici, spirituali, religiosi o ricreativi (tramite inalazione o vaporizzazione) da almeno 5.000 anni
La cannabis veniva impiegata in India come antidolorifico e antireumatico, antipiretico, nella cura dell’ inappetenza, come antiemetico, antidiarroico, spasmolitico, sonnifero e contro convulsioni e asma. Una crema di semi e olio di canapa era utilizzata per curare le infiammazioni locali.

0 0 1356 14 gennaio, 2014 Salute gennaio 14, 2014

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Giornalista, insegnante, webwriter

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