SIAMO TUTTI PARIGI?
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SIAMO TUTTI PARIGI?

Gli attentati perpetrati a Parigi hanno prodotto una legittima scia di indignazione che non si affretterà ad abbandonarci.

Un distinto opinionista che spesso suscita antipatia ma raramente sbaglia colpo disse sulla sua pagina Facebook poche ore dopo l’accaduto che vi era un tempo per la compassione e l’empatia umana e un tempo per l’analisi.

Comme al solito, sono sopratutto i politici a fare orecchie da mercanti.

La comprensibile ma prevedibile e non necessariamente condivisibile reazione della destra alimentata dal risentimento rischia di etnicizzare la questione e produrre inutili scempi dettati dell’emotività, segno che non si sta imparando dagli errori nati dalla troppo fretta con cui si è andati in guerra in Afganistan, Iraq, Libya senza argomenti sufficientemente efficaci per scongiurare le spauracchio della guerra di civiltà.

Mentre i fatti sanguinosi che giustificano il lutto transversale in memoria delle vittime di Parigi si invitano prepotentemente nel cuore della campagna elettorale in Francia come oltreoceano, i soliti autodichiarati leader del mondo si lasciano andare a proclami a dir poco maldestri. Dichiarano di sentirsi Francesi perché con il paese oltralpe condividono gli stessi valori universali, valori i quali indicano nel contempo come emanazione unilaterale delle loro radici culturali ma subdolamente destinate a fungere da riferimento per ogni umano del pianeta, nascondendo goffamente l’esclusivismo o meglio l’esclusionismo del loro ragionamento, nonché del loro andazzo.

Uno di questi si è inalberato al punto di dichiarare che cammina spalla a spalla con la Francia perché difendono “il Mondo civilizzato”. Si è dunque potuto capire leggendo fra le righe chi esclude de facto dall’integrazione in una battaglia che tutto sommato è già la risultante di scelte politiche scellerate degli stessi signori che non hanno altri valori da indicare o meglio imporre a tutti che il loro pensiero, la loro visione, la loro manipolazione. Gli stessi che mentre il mondo solidarizza e compatisce la Francia si distinguono per allusione all’esclusione.

Orbene, quando il fumo del lutto si sarà dissipato e disciolto, a tutti verrà più facile capire perché dall’inizio ci si doveva opporre all’indignazione selettiva e selettivamente unilaterale. Non è escluso che nella strage di Parigi il numero di stranieri o di Francesi con origini extraeuropee sia considerevole.

Sono questi i difetti di comunicazione ma prima ancora di integrazione che il sedicente o fantomatico stato islamico adopera per affascinare gli esclusi per l’appunto, poiché la caccia alle streghe e agli indesiderabili farà risorgere le logiche etnocentriche. Chi seguita ad imporre alla follia un nome che allude all’Islam è altrettanto colpevole.

Saranno gli esclusi a subire le ricadute della pesantezza della vita a Parigi nei prossimi tre mesi. Sì tre mesi: tanto ha chiesto il presidente Hollande di far durante lo Stato d’emergenza, ottenendo l’assenso del congresso. Messi spalle al muro, gli esclusi paleseranno ancora di più le loro paure.

Dalla paura nascono purtroppo altre violenze.

L’atmosfera tesa li indurrà a ribellarsi anche in tempi di necessaria solidarietà al sistema che minimizza e manca di rispetto al dolore d’altrove, quell’altrove dal quale provengono che quotidianamente seppellisce non meno di 200 morti solo per terrorismo.

Si ricorderanno che tante sofferenze nella loro terra sono l’opera dell’imperialismo di quelli per i quali non li si autorizza nemmeno a sentirsi addolorati, poiché non sono i benvenuti tra i “civilizzati”. Questo è l’appiglio che potrebbero usare per avvelenare oltremodo una situazione già putrida.

Si sentiranno nel pieno diritto di considerare che il mondo intero (sinonimo facile del cosiddetto “Mondo civile”) gli è contro.

Eppure, ogni volta che un umano muore lasciando il sentimento di essersene andato prematuramente, la comunità perde del potenziale con cui migliorarsi.

Paradossalmente, il miglior scudo occidentale in questo momento è la Russia. Altrettanto paradossalmente, i Russi sono ben appoggiati dai Curdi di Turchia e più paradossalmente ancora, è dalla stessa Turchia, secondo esercito della NATO che verso l’Europa confluiscono rinforzi ai terroristi di cui buona parte si è radicalizzata sul posto. Ma si sa, i paradossi sono verità acrobatiche.

Si devono ridisegnare e ridefinire le alleanze e la vera follia sarebbe la radicalizzazione della destra che per distrarre ancora peggio non si rende conto dell’errore di aver inveito contro il flusso migratorio proveniente in mezzo a mille insidie dal Sahara. Si sono apposti ai più deboli aprendo ai “rifugiati” che sul loro tragitto non avevano pericoli da superare come nel mediterraneo. Gli stessi leader estremisti della nuova Europa l’indomani degli attentati a Parigi pensavano che fosse una mossa intelligente nuovamente e immediatamente per una guerra in Libia.

Dopo Parigi, hanno di nuovo colpito sanguinosamente Beirut ma un giorno prima di Parigi, in Nigeria, boko haram ufficialmente affiliato all’ISIS compiva la più grande carneficina di questi ultimi 15 anni, uccidendo in un solo colpo 2000 persone in Nigeria dopo aver sgozzato 19 bambine in Camerun.

Contro i terroristi si sta combattendo a livello planetario una guerra atipica e assimetrica. Mentre noi ci indigniamo se solo cade un soldato impegnato nella nostra difesa, loro i cattivi non si fanno scrupoli ad azionare a distanza un detonatore e far esplodere una bambina ignara del carico esplosivo che porta trascinando con sé nell’aldilà un villaggio intero, colto vigliaccamente.

La politica ha tanto da lavorare per non radicalizzare oltre le vere vittime, gli ignorati. Con la politica i media si devono mettere una mano sulla coscienza.

Ritrovare un passaporto egiziano e dichiarare seminando consapevole sospetto che apparterebbe ad un terrorista prima di ricevere grazie all’ambasciata del suo paese per poi comunicarla la notizia secondo cui appartiene ad una vittima è grave.

la xenofobia e l’islamofobia di Stato come dice il filosofo Onfray stanno dilagando rendendo più complicate le cose.

I politici sono forse i primi ad aver bisogno di educazione e urge accorgercene, altrimenti ci stiamo inoltrando in un vicolo cieco.

Parigi non sarà più quella di prima.

Numero da chiamare per ogni persona in Francia

0800-40-60-05

0 0 289 20 novembre, 2015 Politica, Politica Estera novembre 20, 2015

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