Scontro sull’Immigrazione
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Scontro sull’Immigrazione

“L’Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema dei migranti, e questo è il piano A, la soluzione preferita, migliore. Se così non sarà siamo capaci di affrontare da soli il problema e questo è il piano B”. Non usa mezzi termini il premier Matteo Renzi, in conferenza stampa dopo il bilaterale con il presidente messicano, a proposito dell’emergenza migranti.

Il premier è particolarmente contrariato per l’atteggiamento della Francia che sta respingendo i migranti alla frontiera di Ventimiglia: Renzi lo definisce “atteggiamento muscolare di alcuni ministri di paesi amici che va in direzione opposta”. “Quella degli immigrati – prosegue il presidente del Consiglio – è una vicenda complessa che si gestisce con la solidità di un Paese, il nostro, che non può consentire che la Francia abbia navi nel Mediterraneo e lasci i migranti in Italia”.

“Nessuno egoismo nazionale  – conclude il premier –

In buona sostanza questo è quanto si legge nelle varie testate in riferimento all’argomento che tiene banco per quanto riguarda la politica questi giorni.

Con toni muscolosi il Premier Renzi difende ciò che definisce il suo Piano B sulla questione immigrazione caratterizzato da un atteggiamento di sfida nei confronti dell’Europa.

In realtà stiamo ballando da mesi lo steso balletto sullo stesso sfondo musicale intriso delle salme di migranti che ormai popolano tanto lo sfondo marino quanto le spiagge del mediterraneo e le piazze di varie città d’Italia. Non si può parlare di un vero e proprio Piano B di Renzi e nemmeno ci sembra che sia mai stato proposto un Piano A degno di questo nome eseguito a dovere e ciò per vari motivi.

Se la posizione di Renzi si è inasprita, nel mezzo del marasma della gestione dei migranti che si somma alla figuraccia della massa di delinquenti che gestiscono la politica capitolina, sembra essersi umanizzato Salvini. Vuole collaborare per trovare una via d’uscita. Magari aiutare i migranti a casa loro. Tant’è la sua proposta vantata con i soliti proclami propagandistici nei suoi autoreferenziali spot televisivi in cui compare più spesso il suo prossimo viaggio in Nigeria.

La strategia per guadagnare tempo e sperare nel coinvolgimento degli altri o nella speranza di trovare altri motivi per accusarli è semplice… Il Populismo spettacolarizzato e la gesticolazione etnofascita edulcorata dalla manipolazione mediatica hanno sostituito Educazione e Cultura in un paese che non ha nemmeno rispetto per il suo passato…

Più opinionista televisivo che altro, avvezzo ad atteggiamenti tipici del populismo da comizi acchiappavoti, l’altro Matteo (quello buono o quello cattivo fatte voi) che mal digerisce l’autogol dell’associazione a delinquere usurpatrice delle poltrone strategiche della politica Romana ha smesso di sparare a zero sugli immigrati per orientare il tiro verso Roma (ladrona comunque) dove con colori politici trasversali, l’immigrato è diventato la gallina dale uova d’oro e l’immigrazione la mucca dall’inesauribile riserva di latte da mungere. La destra si indigna solo perché il vaso di pandora è stato stappato sotto una giunta di sinistra, rivelando il colossale business che è l’immigrazione per i politici italiani, malaffare che poco conviene agli Italiani ma ha come prime vittime gli stranieri.

Ora, se Salvini scavalcando il governo Renzi vuol andare in Nigeria a siglare accordi bilaterali circa la gestione dei flussi migratori, è importante che risparmi energie sufficienti da dedicare ai suoi connazionali che dietro le quinte finora hanno mosso i fili dello sporco lavoro del viaggio della morte. Potrebbe fruttare qualcosa anche a lui e non solo politicamente. Proprio di guadagni economici si parlerà quando avranno capito che gli sfruttatori della miseria altrui hanno ammucchiato soldi a palate in paradisi finanziari come  Singapore togliendoli all’Italia che in quanto meta seppur provvisoria poteva legalmente beneficiarne. I politici Italiani devono aver il coraggio e il buon senso rivoluzionario di liberalizzare i visti. Se i migranti hanno risorse che gli permettono di pagare la morte a 2, 6, 9 mila euro a testa, questi sono soldi che il sistema “Mafia Capitale” ha tolto all’economia italiana e più particolarmente al settore del turismo dove tra l’altro c’è ancora possibilità di assumere dei giovani come parziale soluzione alla disoccupazione. È una svolta inevitabile e intelligente perché una cosa è oramai certa: la gente non smetterà di arrivare. Prosciugando il mare si permetterà solo ai migranti di emulare Mosè e approdare lo stesso dove vive in santa pace chi ha creato le guerre nei loro paesi e schifa chi ne scappa senza averle create né tanto meno possiede armi per combatterle.

Siccome è difficile immaginare il migrante debole a volte senza identità che viene in Italia e commanda imponendo le sue regole,  tolta la mancanza di civismo che accompagna in certi casi i nuovi arrivati, il che richiede maggiori sforzi di educazione agli indigeni, la cosa che più manca in Italia anche alla luce della recente diatriba con l’Europa è certamente l’Educazione all’Accoglienza. La stigmatizzazione ha invece talmente preso il sopravvento che per ogni episodio, anche laddove non fossero protagonisti migranti freschi d’approdo si usa la manipolazione mediatica per dirottare l’attenzione verso chi colpe ne ha meno.

Ecco perché oggi il leghismo può proclamarsi alfiere semplicemente cavalcando il malcontento dei frustrati dalla logorante austerità imposta all’Italia sopratutto dall’avvento dell’Euro e da quando la crisi economica inventata dalle banche ha reso necessari sacrifici ingenti benché ciò abbia fatto scoprire chi sono i veri nemici del progresso nazionale, gli evasori ad esempio. Come diceva Chomsky spiegando la crisi economica ai profani, la plebe della nostra era viene allontanata dal suo vero nemico (chi sfrutta il lavoro e specula sulle nostre vite, dai capitani d’azienda complici delle banche ai politici) sventolando lo spauracchio dello straniero (ieri il napoletano, oggi il musulmano), dove i Neri sono sopratutto colpevoli di corrispondere per colore della pelle a ciò che i Francesi chiamano “Minorité Visible” (Minoranza visibile).

Me ne rendo conto nel momento in cui nasce l’idea del presente articolo quando mercoledì scorso facendo da Cicerone a Roma al cognato in visita turistica dal Sudafrica questi mi chiede come mai siamo gli unici a timbrare il biglietto sull’autobus. Gli indico Piazza del Popolo dalla fermata “Flaminio” sul tragitto del 495 e gli faccio vedere la folla dei manifestanti spiegando perché. Aggiungo che si tratta dele stessa gente che nel paese regalatole da genitori e nonni insegna allo straniero ad “arrangiarsi”. Questo “training” comincia con non pagare il biglietto per l’esasperazione rafforzata dalla crisi che tutto usiamo come giustificativo. L’impunità copre tutti, compreso il controllore che raramente si presenta. Lui mi chiede come fa lo Stato ad andare avanti se nessuno fa il suo dovere. Gli rispondo che chi è alla guida dello Stato sono i meno esemplari di tutta la popolazione e come reazione sgrana gli occhi, lui abituato ad un paese che seppur del terzo mondo per alcune cose funziona. Il sistema informatizzato permette di rintracciare immediatamente gli inadempienti.

Da come lo racconto, tanti Italiani non riconoscerebbero il proprio paese o fingeranno di non averlo conosciuto come tale. Sapessero le cose che vedo ogni notte nel settentrione sul treno che mi porta a casa dal lavoro. Sapessero chi rende difficile il lavoro dei controllori che compatisco nonostante si abbia molto da ridire sulla poca equità che applicano nei controlli e nella Maniera in cui li conducono a seconda dell’appartenenza etnica di chi hanno di fronte.

Pare che ogni treno abbia i suoi veri proprietari che sono l’armata di maleodoranti disperati senza tetto, perlopiù pensionati italiani o giovani disoccupati a volte con il vizio dell’alcool, spesso chiassosi e irrequieti, maschi e femmine indiscriminatamente di cui è difficile pensare che abbiano pagato il biglietto ma che il controllore ossequia della sua assenza o garbatamente passando, cosa che testimonia di contrasti pregressi che non vuole ripetere. Se malauguratamente, Il controllore con poca dimestichezza con la tratta ignaro  della loro irascibilità gli chiederà il biglietto, con le brutte (spesso ci sono cani di mezzo), gli significheranno quanto sono stanchi di pagare senza né lavoro né dimora mentre chi occupa le poltrone prestigiose a Roma e altrove, amministratore di Trenitalia, Trenord o dirigente del l’Italia che sia spudoratamente si aumenta lo stipendio.

Mentre proseguiva il nostro Tour romano, raccontavo al mio ospite che a volte i controllori non si degnano di fare il loro lavoro perché così evitano di subire le  angherie di passeggeri già nervosi quando lasciano casa, italiani o stranieri poco importa. I controllori se ne sono talmente fatto l’abitudine che passano e salutano i soliti “senza tetto” che occupano a mo’ di albergo le vetture del mezzo ferroviario. Non dicono più niente non perché un Italiano gli ha mozzato il braccio ma perché sono stanchi di litigare sempre con gli stessi, italiani per la maggior parle. Facendo le stese tratte, si conoscono tutti sui treni regionali di tarda notte.

La questione dello straniero aggressivo non può esulare dal contesto culturale italiano che gli giova. Uno dei problemi dell’Italia è l’indifferenza. Sono stanco di rischiare l’incolumità quando qualcuno (spesso Italiano) viene aggredito e la gente (quasi sempre Italiana) gira al largo come se niente stesse succedendo. Poi se intervieni e ti succede qualcosa te la sei cercata. Se invece risolvi la situazione, sei l’eroe che tanti indicheranno come “lo Straniero Buono”, prova che per l’Italiano medio dall’estero arriva sopratutto la fece umana… Lo straniero mal si abitua e alla fine abdica alla saggezza italiana per cui fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Quando l’indifferenza si coniuga con la diffidenza, le strade si trasformano facilmente in terra di nessuno dove ognuno può imporre la propria legge e averla vinta. Con la questione della gestione dell’immigrazione, abbiamo veramente toccato il fondo.

Spiegai a mio cognato quindi che la situazione attuale è figlia diretta della crisi in un paese dove finalmente la gente è in piazza per manifestare non contro gli stranieri ma contro i politici che la impoverisce, la abbrutisce e la sfrutta eleggendo a capro espiatorio gli stranieri che comunque sono sempre meno degli italiani partiti di recente in cerca di miglior fortuna all’estero. Alla fine si stupii che l’Italia che all’estero si è fatta conoscere per la malavita organizzata tenga ancora a casa così altamente evidente questa etichetta tanto da istruire lo straniero all’illegalità per poi lamentarsi. Male comune mezzo gaudio dicono… Vecchia tradizione italica dalla pelle dura che perdura.

Vuoi o non vuoi, che vi sia la collaborazione dell’Europa o meno, stiamo accogliendo oggi i cittadini di domani. Qualcuno deve prendere la responsabilità di insegnare che le cattive abitudini sono più facili da abbandonare oggi che domani…

0 0 520 17 giugno, 2015 Politica, Politica Estera giugno 17, 2015

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