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RIFORMA COSTITUZIONALE SI O NO?

Secondo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il referendum per la riforma costituzionale annunciato e mantenuto per il 4 dicembre dalla sua maggioranza ha come scopo quello di dare più stabilità al governo. Il premier non ha fatto mistero sul fatto che l’esito del voto sarà cruciale per la sua squadra.

Se gli elettori si esprimono per il sì, si tratterà della più importante riforma costituzionale attuata in Italia dal secondo dopoguerra. La riforma in questionne prevede di porre fine al bicameralismo perfetto attualmente in vigore, riducendo i poteri del senato.

Quando venne adottato il progetto di legge lo scorso aprile al termine di altalenanti andirivieni tra le due camere, Matteo Renzi annunciò che lo avrebbe sottoposto al voto popolare mettendo chiaramente in preventivo le sue dimissioni in caso di fiasco. Ora, il suo discorso si è fatto più soft in quanto a l’eventualità di dimettersi. Il premier ha ammesso di aver commesso un errore personalizzando il voto. Vuole dare un messaggio di “serietà e responsabilità”.

La riforma prevede che il senato conterà in futuro 100 eletti invece dei 315 attuali, non voterà più la fiducia al governo e esaminerà solo un numero limitato di leggi. Il governo potrà chiedere procedure più sbrigative alla camera dei deputati per certe leggi che reputa urgenti, costringendo pertanto gli eletti a pronunciarsi sulla legge in questione entro una scadenza di 70 giorni o 95 al massimo per i documenti particolarmente complessi.

I sostenitori del ‘no’ si trovano tanto nel PD di Matteo Renzi quanto negli altri partiti di opposizione che siano di destra o di sinistra senza dimenticare in pentastellati. Un recente sondaggio dava il ‘si’ e il ‘no’ al photofinish con un leggero vantaggio per il no: 51% contro 49%. Proprio Renzi che si è preso un abbaglio puntando esplicitamente e euforicamente sulla Clinton alle recenti elezioni americane sa quanta attendibilità possono oramai avere i sondaggi.
I suoi avversari di considerano la data del 4 dicembre come un segno di debolezza del premier che vorrebbe concedersi più tempo per convincere gli Italiani a sposare le ragioni del sì. Per questo motivo l’ex sindaco di Firenze sta facendo il Globe-trotter in tutta la penisole nel tentativo di strappare una vittoria a questo referendum che nonostante si sia ricreduto, potrebbe veramente sancire prematuramente la sua fine politica.

Renzi si è tenuto un asso nella manica. Un ricatto: ha anche minacciato di togliere i suoi 80 euro a chi li ha ricevuti se dovesse spuntarla il ‘no’. Anzi, no. La frase non è sua.«Se vince il no, addio agli 80 euro», ha detto a Porta a porta la ministra Elena Boschi, madrina della riforma del Senato oggetto dell’imminente referendum.

Gli avversari di Matteo Renzi hanno organizzato dei “comitati per il NO” e confidano nel fiasco del referendum per provocare la caduta del Capo del Governo o quanto meno indebolire la sua posizione.

Per buona parte degli osservatori, Matteo Renzi difficilmente si dimetterebbe da premier in caso di batosta al referendum. Del resto, sempre in caso di sconfitta, il Presidente Della Repubblica avrà la scelta tra affidargli un nuovo mandato per formare un nuovo governo e la promozione d’un nuovo inquilino a Palazzo Chigi.

Ovviamente tutto è ancora possibile e in 10 giorni le carte in tavola possono essere sconvolte. Berlusconi, convinto sostenitore del ‘no’ ammonisce sulla possibilità di deriva autoritaria ma al contempo accarezza Renzi indicandolo come unico leader politico sulla scena italiana del momento anche se si rammarica del fatto che il buon Matteo non tenne le sue promesse ai tempi quando con la sua Maggioranza Forzista il cavaliere tentò a sua volta delle riforme.

Vuoi vedere che…

Insomma, staremo a vedere.

Intanto, ricordiamoci che per questo referendum il quorum non c’è. Quindi per cambiare il vostro paese, alzatevi e andate a votare il 4 Dicembre.

0 0 181 24 novembre, 2016 Politica, Politica Interna novembre 24, 2016

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