MATTARELLA IN CAMERUN
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MATTARELLA IN CAMERUN

Il capo dello Stato italiano ha fatto capolino ieri in Camerun, tappa della tournée africana che lo vedrà ospite del paese dei Leoni Indomabili, leggendaria squadra nazionale di calcio fino a domenica 20.

L’impegnativa maratona che coinvolge oltre al presidente et sua figlia Laura una forte delegazione di imprenditori e operatori della cooperazione si svolge in una nazione centro africana vero paradosso per le sue  ricchezze naturali e il suo grande potenziale umano che mal si accordano con la galoppante povertà, figlia di un incomprensibile crisi economica e l’alto tasso di mortalità materna ed infantile.

Proprio lo scorso fine settimana il paese è balzato alle cronache internazionali per un caso di malasanità in cui una giovane madre di 32 anni è passata a miglior vita accompagnata dalla sua gravidanza gemellare: aspettava il quarto ed il quinto figlio.  La tragedia che ha tenuto banco sui social media ed è sfociata in caso politico rimette pesantemente in questione lo scadente sistema sanitario del paese, puntando senza mezzi termini il dito su strutture ospedalieri e personale medico colpevoli di aver rimbalzato la malcapitata incinta di 7 mesi per una questione di soldi e carenza di personale. In prima fila sul banco degli imputati, i responsabili amministrativi ma sopratutto i medici dell’ospedale di riferimento di Douala, polmone economico del paese.

Questo articolo ha avuto come genesi l’intenzione di presentare il Camerun agli italiani, che spesso e volentieri fanno cascare le braccia per l’insospettabile ignoranza ma un fatto curioso inconsapevolmente suggerito dagli stessi camerunesi ne ha leggermente deviato la missione.

Lo sgomento sta tutto nella reazione palesata ieri mattina da buona parte degli studenti intervistati al termine del confronto avuto con il Presidente Mattarella all’università di Yaoundé la capitale, maggior ateneo del paese. Un discreto numero di giovanni ha infatti enfatizzato l’età avanzata del politico Italiano e quasi tutti si sono detti stupiti di non averne mai sentito parlare. Chi conosce il Camerun non può che stupirsi che si rilevi questo di un capo di Stato in una posizione dalle responsabilità istituzionali mitigate quando in Camerun invece è il presidente il fulcro di tutti poteri. L’ombra del supremo magistrato che aleggia su tutti gli aspetti della vita non solo repubblicana è l’apparente certezza su cui si costruisce la stabilità della nazione, nonostante egli sia da tempo più residente all’estero che altro. I Camerunesi non sembrano aver notato che la politica italiana è primordialmente rappresentata dal presidente del Consiglio dei ministri, posizione al momento occupata da Matteo Renzi, anagraficamente più giovane dello scrivente.

In Camerun, tanti dinosauri fanno parte da oltre un ventennio della nomenclatura del potere statale e dell’arredamento governamentale dove troneggia intramontabile da 34 anni ormai l’ultraottantenne presidente Paul Biya, assenteista, sommo fideiussore della costituzione: una garanzia innegabile di crescita insomma…

Viene da storcere il naso se ci si rende conto che con le 5 più alte cariche dello stato in Camerun ossia primo ministro, segretario di Stato, presidente della Camera, presidente del Senato e presidente della Repubblica, l’età complessiva sfiora 400 anni o poco ci manca. Si tratta senz’altro di un dato imbarazzante per un paese una volta orgoglio dell’Unesco con un territorio superiore alla superficie dell’Italia, poco più di 20 Milioni di abitanti, sotto la soglia minima di povertà per maggior parte ma ancora discretamente il alto per quanto riguarda il tasso di alfabetizzazione nonostante un calo (si è passati da 91 a 70% in 30 anni), 43% di età inferiore a 15 anni e solo 3% oltre 64. Il tasso di migrazione è fisso a -0,15 dal 2015.

Non per questo il Camerun è carente di fascino agli occhi dell’Italia. Malgrado i rimproveri che si possono fare alla diplomazia italiana a Yaoundé con una ambasciata poco aperta al pubblico e caratterizzata da scoraggianti pastoie burocratiche, il Camerun offre alla penisola, partner sempre più distinto in termini di cooperazione culturale e accademica, una diaspora di qualità, in retta linea con il tipo di migrazione che si va sempre più propagandando in Europa.  25% degli studenti Africani nelle varie università italiane provengono dal solo Camerun e un bel 80% seppur senza borse di studio e pertanto spesso costretti a lavorare ce la fa a laurearsi.

Tuttavia, l’Italia perde perché 70% degli intervistati o se ne va, o pensa di ansasene una volta la pergamena in tasca per via della difficile integrazione e la svalorizzazione di cui sono oggetto i laureati stranieri. Tanti trovano difficile ingoiare rospi come lavori sottopagati e spesso diametralmente opposti all’ambito per cui ci si è andati all’Università con notevoli sacrifici. Triste prospettiva per chi continua a guardare all’Italia come il paese in cui la nazionale di calcio del Camerun scrisse nel Lontano 1990 le pagine più belle della sua storia.

Il Camerun che ha trovato il presidente Mattarella è un paese dove nemmeno il calcio fa più sognare. Ha perso lustro e smalto e la paura del cittadino al quotidiano si chiama boko haram, organizzazione di stampo terroristico che vi ha fatto spesso delle vittime con la logica dei kamikaze. Con mezzi striminziti, il paese fa coraggiosamente fronte alla minaccia e si è guadagnato gli applausi di mezzo mondo per la risposta che l’esercito sta dando sopratutto al nord. Prima ancora di tutto questo, la cultura politica e sociale del Camerun vede da sempre tutte le religioni convivere in armonia oltre a godere per le più importanti come cristianesimo e islam di una permanente rappresentanza tra i tre poteri fondamentali, come prevede la costituzione. Ultimo a salutare gli sforzi del paese nella sua battaglia contro il terrore, proprio Mattarella che ha riconosciuto le colpe dell’Europa nella piaga che sta attanagliando il mondo.

“La tentazione di alzare i muri, di erigere barriere di filo spinato, di rifugiarsi in un illusorio isolamento, presente in parte nella stessa pubblica opinione europea, oltre che moralmente inaccettabile è del tutto inefficace”.

0 0 388 19 marzo, 2016 Politica, Politica Estera marzo 19, 2016

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