L’Expo dei Piccoli Agricoltori
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L’Expo dei Piccoli Agricoltori

Ogni volta che si tratta di Expo, ci si urta sempre ad un entusiasmo a geometria variabile.  Non fa eccezione alla regola la pubblicazione dei dati sul numero di visitatori nel primo mese conclusosi oggi.  Secondo un’indagine di Federalberghi, dal 1 maggio, quasi 1,9 milioni di italiani hanno fatto ingresso all’Expo. Altre fonti invece indicano 2 milioni di visitatori mentre gli organizzatori vanno ben oltre questa apparente modestia parlando del numero record di 2,5 milioni di visitatori tra maggiorenni e minorenni. Rimane dunque vero il fatto che l’Expo si sta presentando sempre più come un business e poco attinente alla sua missione dichiarata ovvero quella di nutrire convenientemente il pianeta.

Chi aveva a cuore il tema dell’Expo al momento dell’assegnazione dell’evento all’Italia nel 2008  è Carlo Pertini. Ora, sebbene sia con il tempo diventato critico della realtà che nessuno può più nascondere, ha tenuto fede agli ideali con cui si avvicinò alla rassegna iridata. Sul quotidiano repubblica del 22 marzo scorso, rese noto l’essenziale del materiale che ha ispirato questo articolo

Con la loro prossimità alla terra, i contadini fanno molto più che produrre cibo. Noi li chiamiamo piccoli produttori: ci insegnano come proteggere i semi, le piante, il bestiame, l’acqua, la terra e altre fonti non rinnovabili di nutrizione. Ci mostrano come il loro lavoro serva a nutrirci, ma anche la gioia di vivere: la felicità che viene dalle cose buone e belle, dal condividere, dalla saggezza che preserva la terra in modo da consegnarla nella miglior forma possibile alle  prossime generazioni. 

Con questa imagine in mente, imagine fatta di miglia di facce, mani, lingue e conoscenze, la rete “Slow Food Youth Network” and “Slow Food” (Rete Gioventù Slow Food e “Slow Food”) si è posto una immensa sfida: portare agli stand dell’Expo quelli che più meritano di esserci, ovvero gli agricoltori, i contadini che mettono impegno, lavoro, sudore, cuore, passione e anima nel cibo che producono. Vogliono mettere i riflettori sui guardiani della biodiversità portando “Terra Madre” a Milano. Nessuno meglio di loro può dirci come nutrire il pianeta e perpetrare questo impegno nei prossimi anni.

La rete “Slow Food Youth Network” and “Slow Food” lancia un appello rivolto particolarmente ai giovani produttori di cibo nel mondo, incitandoli a: Venire a Milano! Venite e condividete le vostre idee. Arricchite ciascuno con le soluzioni che il mondo cerca ma non troverà mai se non vi ascolta.

Questi sono gli eroi del futuro e questa è la storia di uno di loro raccontata il 30 Marzo scorso: la storia di Edie. 

Edie Mukiibi ha 29 anni ed è di Kampala in Uganda. Nel 2008 stava finendo gli studi in Scienze Agrarie. Lavorando a stretto contato con i contadini locali, aveva iniziato a sospettare che in realtà qualcosa in ciò che chiamava “Agricoltura Moderna”  non stava funzionando.

“Giunto quasi alla fine degli studi, mi trovai a lavorare con dei piccoli agricoltori che avevano convinto di piantare una varietà ibrida di mais commerciale. Nella logica della produzione industriale, tutte le altre varietà erano state trascurare per far largo a questa. Quel anno fu veramente disastroso. Una terribile siccità distrusse l’intero raccolto, lasciando i contadini nell’indigenza totale poiché si erano indebitati per comprare i semi.” Edie era per la prima volta testimone oculare dei danni che un sistema di produzione può recare quando non corrisponde veramente ai bisogni degli agricoltori ed è difficilmente adattabile alle diverse colture e varietà, bollando la sapienza tradizionale come superata e non scientifica.

“in seguito a quella grande delusione, decisi di aiutare i contadini a ritornare alle loro vecchie abitudini con i semi che conoscevano, piantando semi locali che avevano un patrimonio genetico consono poiché formato da secoli di adattamento all’ambiente. Ci trovavamo chiaramente di fronte ad una situazione di emergenza: se sostituite dalle varietà ibride, le varietà indigene con la loro costruzione genetica unica rischiavano di scomparire in pochissimi anni.”

Avendo iniziato a far presente i suoi dubbi, Edie entrò in contatto con dei giovani, tra cui degli agronomi, i quali avevano espresso i suoi stessi dubbi. Mise su piedi una piccola attività per restaurare le varietà di semi locali, iniziando pertanto un dialogo con quelli che avevano la responsabilità di scegliere verso quale direzione orientare i loro campi, mentre istruiva contadini e produttori locali sulla necessità di mantenere la diversità nelle loro piantagioni.

Con questo impegno Edie scoprì diverse comunità di Terra Madre e si rese conto di essere in fase con gli obiettivi di Slow Food.

“Nel 2008 partecipai per la prima volta ad una riunione di Terra Madre a Torino e fu una esperienze incredibile. Incontrare gente che nonostante venisse da tutti gli angoli del pianeta, condivideva i miei dubbi e le mie preoccupazioni, e che si trovava ad affrontare problemi molto simili al mio mi aprì gli occhi. Lì, mi accorsi che insieme possiamo veramente fare la differenza”.

L’energia di Edie è contagiosa e al suo ritorno da Torino decise di fondare un convivio Slow Food in Uganda. La squadra ora conta circa 20 membri molto entusiasti, studenti, contadini e agronomi.

Iniziarono immediatamente a lavorare su uno dei progetti più importanti dell’associazione: la creazione di 1,000 orti in Africa. Questo progetto, con un obiettivo recentemente accresciuto di altri 1000 orti premette a piccole comunità e cioè villaggi, scuole, famiglie e ospedali di avere del cibo sano e fresco in ogni stagione, e di indire riunioni per scambiare conoscenze, aiutare la gente a comprendere quanto cibo viene prodotto, così come la necessità di preservare la diversità colturali nonché culturali.

Per raggiungere tutti ed essere in grado di comunicare con posti remoti, Edie elaborò una rete di piccole stazioni radiofoniche con la missione di scambiare informazioni e coordinare le attività in campagna, aiutando in questo modo le singole comunità a diventare più forti. “Volevo che anche i più piccoli contadini sentissero di non essere soli. Spesso ci chiamiamo per telefono, ma con la radio siamo sicuri di raggiungere anche le aree più inaccessibili.”

“In Uganda, Dove i piccoli produttori rappresentano oltre 85% degli agricoltori, autorizzare il sistematico “land-grabbing” ad opera di Stati esteri e giganti dell’industria agraria e politiche sfavorevoli ai piccoli coltivatori per distruggere il sapere indigeno equivale a dare le nostre biblioteche alle fiamme. Significa perdere la Nostra Storia e le nostre tradizioni.”

Dall’anno scorso, Edie è diventato il Vice Presidente di Slow Food international ed è uno dei membri più politicamente attivi della rete. Vi è un numero crescente di giovani leader Africani che come lui stanno lavorando per un futuro più sostenibile e giusto del loro continente.

Edie è un membro di Terra Madre Youth – We Feed The Planet, che dal 3 al 6 Ottobre, convoglierà a Milano tutti i giovani coinvolti nella catena alimentare: migliaia di agricoltori, pescatori, studenti, chefs, produttori di formaggi e attivisti da tutto il mondo.

#WeFeedThePlanet #WFTP

Terra Madre Giovani – We Feed The Planet è un evento che mette insieme numerosi giovani agricoltori, pescatiti e produttori alimentari da tutto il mondo.

Nutrire il pianeta è la più grande sfida che la nostra generazione deve affrontare. Con Expo 2015 che mette a fuoco proprio questo, il mondo guarda a Milano e attende delle risposte. Ma non sarebbe insensato discutere di nutrire il pianeta senza la presenza dei piccoli coltivatori, giovani agricoltori e produttori agroalimentari? Hanno bisogno di tutte le voci e tutte le opinioni: è ora di dare voce a quelli che lavorano sodo, giorno e notte per rifornire le nostre tavole.

Con una donazione, permetterete a questi piccoli produttori di viaggiare dai loro paesi di residenza a Milano.

Donate ora:

http://www.wefeedtheplanet.com/en/

0 0 490 31 maggio, 2015 Cucina, Cultura maggio 31, 2015

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