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Crema e il suo territorio al tempo di Matteo Benvenuti

Il debutto del XIX secolo a Crema non fu certamente dei migliori, in quanto il 12 maggio 1802 in queste zone si avvertì una forte scossa di terremoto che danneggiò il Duomo e la basilica di Santa Maria della Croce. Ma questa tragedia, che toccò profondamente l’animo dei Cremaschi,fu occasione per varare alcune opere pubbliche con lo scopo di portare migliorie alla  città. Ad esempio si realizzarono lampioni ad olio per l’illuminazione pubblica notturna (1802); si pensò all’abbattimento e alla ricostruzione di Porta Serio e Porta Ombriano (1804-1807); ci si attrezzò per la  demolizione del Castello di Porta Serio e la conseguente apertura del cimitero Comunale (1809).

Più tardi la sconfitta di Napoleone a Lipsia (1813), poi ribadita da quella di Waterloo (1815), determinò il crollo del suo impero e la restaurazione degli antichi sovrani, sancita dal Congresso di Vienna. Il ritorno degli Austriaci in Lombardia significò, per il territorio cremasco, l’inquadramento

nella neo-costituita provincia di Lodi-Crema. Infatti, con la legge 24 gennaio 1816,  la Lombardia si vedeva di fatto suddivisa in nove province, tra le quali quella di Lodi-Crema, con Lodi Capoluogo.

A Crema facevano capo i distretti VIII e IX, con un totale di 54 comuni. La città era retta da un Podestà, con gli assessori ed il consiglio comunale. Ai comuni del territorio erano invece preposti tre deputati, oltre al consiglio. La nuova provincia fu mal tollerata dai Cremaschi che andarono nel tempo accumulando un profondo sentimento di rancore verso i Lodigiani, a causa della preferenza a loro accordata. Questo, nonostante un semplice raffronto della popolazione delle due città avrebbe potuto far comprendere che, in fin dei conti, l’ago della bilancia pendeva dalla parte giusta. La situazione degenerò nel momento in cui ci fu un breve periodo di libertà, successivo alle cinque giornate di Milano. Nei quattro mesi del governo provvisorio di Lombardia, vi furono alcune manifestazioni non contro il governo, né contro le autorità costituite, ma  si fece pressione perché i Lodigiani  lasciassero libera Crema di costituire una provincia autonoma. Come in tutte le proteste, non mancarono facinorosi che fomentavano la popolazione ad atti di rivolta sia nelle piazze che nelle strade, dove spesso si sentiva echeggiare: ”morte ai Lodigiani”. Ma la disputa tra Lodi e Crema aveva anche assunto una forma di querelle a suon di manifesti. In essi si fingeva uno scambio di lettere aperte e in un mare di asfissiante retorica si cercava di gettare fuoco su quella situazione già di per se stessa esplosiva. Nell’agosto del 1848 dopo Custoza, gli Austriaci calarono ancora in Lombardia e la questione fu messa  a tacere. Ci fu mezzo secolo di calma apparente, ma quando la Lombardia venne annessa al Piemonte, la questione tra Lodi e Crema ritornò in auge. Si parlò infatti di un possibile rimaneggiamento generale dei territori. E così gli animi dei Cremaschi si riaccesero e nelle discussioni prendeva sempre più corpo l’idea di rinnegare il passato per unirsi alla città di Bergamo o a quella di Cremona. Non si rifletté dunque che sia con Bergamo che con Cremona la distanza con il capoluogo si triplicava. Questa nuova presa di posizione in seno alla comunità cremasca fu lo stimolo giusto per coloro che in gran segreto progettavano la soppressione della provincia di Lodi. Accadde infatti che in seguito alla legge del 23 ottobre 1859 sull’ordinamento comunale e provinciale, la città di Lodi fu degradata a circondario ed unita a Milano, mentre Crema fu aggregata a Cremona. La provincia di Cremona fu così ripartita  in tre circondari:

1 ) di Cremona

2 ) di Crema

3 ) di Casalmaggiore

Ogni circondario era diviso in mandamenti e questi in comuni. Il circondario di Cremona comprendeva pure i mandamenti di Pandino e di Soncino con un complesso di 68 comuni ed una popolazione pari a 76.560 abitanti. Nonostante l’ingrandimento del territorio, gli autonomisti cremaschi non furono paghi, poiché erano arroccati nella convinzione che la provincia indipendente fosse un diritto intangibile. Non si voleva ,dunque, tenere conto che l’asse Cremona-  Crema, dal punto di vista territoriale e  burocratico, aveva consentito migliorie di tutto rispetto alla  cittadina. Infatti nel 1862 furono istituiti la sottoprefettura e il tribunale. Con regio decreto del 1 aprile 1875 veniva poi assegnato a Crema un circondario mediante l’aggregazione di parte del territorio dei soppressi comuni di San Michele e di Vairano e lo scorporo di parte dei comuni di Ombriano, Porta Ombriano e  San Bernardino. Si sanò così l’anomalia per cui si trovavano in altri comuni il cimitero, il campo di Marte, il mercato del bestiame e la stazione ferroviaria. La questione così ritornò puntuale sui banchi del Consiglio comunale, con due  posizioni dominanti: la prima  dell’ing. Pietro Donati , propose di nominare una commissione per ottenere dal Parlamento la ricostituzione della provincia di Crema; la seconda  auspicata dal consigliere Conte Paolo Marazzi,ribadì la necessità di riesumare il passato ridando vita al binomio Lodi – Crema. Eppure nonostante proteste,interrogazioni parlamentari e colpi a mezzo di stampa, tutto restò immobile fino alla prima metà del XX secolo.

Per la cittadina di Crema, pur senza concedere gli antichi privilegi, il governo austriaco si rivelò sostanzialmente positivo. Fu un periodo di benessere e di tranquillità nel corso del quale venne promossa soprattutto l’agricoltura,con la diffusione della stabulazione del bestiame,l’incremento delle produzioni lattiero-casearie, l’introduzione dell’allevamento del baco da seta,la coltivazione e la tessitura del lino.

L’economia agraria, tuttavia, basata sul controllo delle grandi proprietà terriere, appannaggio dei nobili  , andò perdendo vigore mentre si affermava la nuova classe borghese, impegnata nelle attività manifatturiere e nei commerci.

Dal 1843 Crema fu collegata con Milano da un servizio giornaliero di diligenze e la Cassa di risparmio delle province lombarde aprì in città una propria agenzia. Da segnalare la demolizione della chiesa di Sant’Agostino,l’istituzione del corpo dei pompieri (1835) e la creazione del Campo di Marte per le manovre della guarnigione militare (1847). Il definitivo declassamento amministrativo pubblico ,in seguito all’inserimento nella provincia di Cremona, diede, come contropartita , un nuovo impulso all’iniziativa privata, alle sue capacità imprenditoriali e al rafforzamento delle strutture produttive. La necessità di far fronte a una situazione di concorrenzialità, senza potersi  più giovare di misure protezionistiche,  liberò energie  e potenzialità inaspettate. Crema , pur mantenendo un’alta produzione agricola grazie all’adozione di tecniche d’avanguardia e di forme consortili, associative e cooperativistiche, assunse immediatamente il ruolo di polo industriale e produttivo di tutta la provincia -il linificio Maggioni, aperto a Crema nel 1862, fu la prima industria cremonese- in forza del ricorso alle nuove tecnologie e alla creazione di solide strutture commerciali e creditizie ( Banca Popolare Agricola di mutuo credito, Casse rurali e artigiane),indispensabili per lo sviluppo della sua vivace economia. Anche l’attività artigianale seppe adeguarsi alle mutate condizioni dei tempi,[1] com’è testimoniato dalla nascita delle fabbriche d’organi di Pacifico Inzoli nel 1867 e di Giovanni Tamburini nel 1893, che rinnovarono una tradizione settecentesca portandola a livelli di eccellenza internazionale mantenuti fino ai giorni nostri. Un altro essenziale fattore di sviluppo fu l’attenzione per l’istruzione e la cultura: nel 1860 fu aperta la scuola normale (magistrale), nel 1863 la scuola tecnica, nel 1864 le scuole serali, la biblioteca comunale (diretta da don Giovanni Solera) e l’asilo infantile Principe Umberto, nel 1899 la scuola serale popolare di commercio.

Lo sviluppo della città , iniziato nel XIX secolo, proseguì anche nel Novecento con la realizzazione di collegamenti non solo automobilistici (servizio di linea Crema- Codogno, 1912) ma anche telefonici ( linea Crema- Lodi- Milano,1904), a tutto vantaggio delle attività imprenditoriali. In campo industriale vanno ricordati gli importanti insediamenti della Ferriera di Crema Stramezzi & c. (1913) e della Società Serio (poi Everest,poi Olivetti,1932-1992); mentre per l’agricoltura nel 1914 fu aperta una stazione sperimentale di batteriologia agraria.

 

 

[1] Perolini Mario, Crema e il suo territorio , Crema, 1982

 

di Marcello Caccialanza

0 0 1281 05 settembre, 2011 Cultura settembre 5, 2011

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