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Siding Spring: nessun botto, ma molti dati

Nessun botto e tanto meno nessun impatto: Siding Spring (C/2013 A1) non ha colpito Marte, come i russi temevano (forse memori di altre meteore piovute loro in testa recentemente) e di conseguenza nessun frammento dell’impatto è rimbalzato verso la Terra. Sembra, inoltre, che la polvere meteorica della coda cometale non abbia avuto ripercussione sul funzionamento delle strumentazioni dei satelliti in orbita attorno al pianeta rosso né sulle sonde e robottini presenti sulla superficie marziana.

Almeno non su quelli della Nasa, come l’agenzia spaziale USA si è immediatamente affrettata a comunicare un paio di ore dopo il flyby della cometa. Gli statunitensi hanno attuato una manovra (Duck and cover) per schermare dalle polveri cometali i propri satelliti, deviandone le traiettorie e usando lo stesso Marte come “scudo”, quindi Mars Odyssey, Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) Orbiter, non hanno riportato danni, mentre ancora non si conoscono le condizioni dei vari rover marziani USA (e satelliti di altri paesi), i quali, tuttavia, sembrano funzionare regolarmente.

Certamente la distanza del passaggio di Siding Spring dalla superficie del pianeta rosso (88 miglia ossia 141,622 km) è stata assai ravvicinata, e se al posto di Marte ci fosse stata la Terra, tale distanza sarebbe stata pari ad un terzo dei chilometri Terra-Luna (356.410 km al perigeo). Un passaggio che, a livello scientifico, fornirà nei prossimi anni tonnellate di dati ricavati proprio dalle misurazioni delle polveri e dei gas rilasciati dalla cometa (un “dinosauro” proveniente dalla nube di Oort che conserva le tracce della formazione del nostro sistema solare) da parte della strumentazione orbitante intorno Marte.

Deludente, invece, il tentativo in streaming del Virtual Telescope Project italiano, che ha cercato, invano, di mostrare, in diretta, le immagini da terra del flyby della cometa con Marte senza però riuscirvi a causa delle nubi che proprio nei momenti cruciali dell’avvicinamento hanno coperto la visuale degli obiettivi.
Il Virtual Telescope Project è un servizio avanzato (che non riceve finanziamenti pubblici ma si basa sulle donazioni di privati) generato dall’Osservatorio Astronomico Bellatrix a cura del dr. Gianluca Masi.

0 0 1239 21 ottobre, 2014 Cronaca ottobre 21, 2014

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Giornalista, insegnante, webwriter

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